lunedì 3 marzo 2014

[Recensione] A proposito di classici: Il Processo di Franz Kafka


Giuro che non ho mai trovato tanto difficile recensire un libro come in questo caso. Se il libro è brutto è facile stroncarlo, abbatterlo come un albero. Se è bello, è semplice elogiarlo e tesserne le lodi. Se è così e così, si mescolano insieme un po' di cattiverie e un po' di pregi e il gioco è fatto. Ma cosa pensare di uno che ti lascia senza parole, e di cui davvero non sai cosa dire nè che idea farti?!

 TITOLO: Il Processo
AUTORE: Franz Kafka
CASA EDITRICE: Oscar Mondadori
ANNO DI PUBBLICAZIONE DELL'EDIZIONE:1982
ANNO DI PUBBLICAZIONE DELL'OPERA:1925 ( incompiuto)
PAGINE:260
TRADUZIONE: Ervinio Pocar

SINOSSI:

"Se sono condannato, sono non solo condannato a morire, ma anche condannato a difendermi fino alla fine.":sono parole che Kafka scrisse nei suoi Diari ma che avrebbe potuto mettere sulle labbra di Josef K., il protagonista del Processo.  Procuratore di banca trentenne cui un giorno due strani individui notificano un ancor più strano arresto per una colpa misteriosa, Josef K. respinge dapprima l'accusa di aver violato la legge perché ignora di quale delitto sia stato accusato, ma poi lentamente entra nello stato d'animo del reo, si dibatte alla ricerca affannosa di una via di salvezza, e solo quando si rende conto che ogni tentativo è inutile perché la sua condanna è già stata pronunziata, solo allora si arrende, e quasi affretta la fine dell'incubo lasciandosi sgozzare "come un cane". Variamente e discordemente interpretato dalla critica - di volta in volta in termini esistenzialistici, spiritualistici, psicanalitici, marxistici - la parabola di Josef K. è la trascrizione simbolica di una concezione nichilistica del vivere, in cui il mondo reale perde i suoi significati tradizionali, e dove l'uomo, nell'impossibilità di capire le ragioni della sua esistenza, colpebvole all'atto stesso del nascere, smarrisce ogni certezza per divenire segno di un'imperscrutabile condanna. Il fascino di uno stile grigio e disadorno, la straordiaria capacità di fondere l'astrattezza dei personaggi con la concretezza delle situazioni, di commuovere senza commozione fanno di Kafka il poeta indiscusso dell'inconoscibile, l'artista insuperato dell'angoscia."

RECENSIONE

Difficile difficile difficile... questo "Processo" di Kafka si apre a così tante e discordi interpretazioni che non so proprio da dove iniziare. Di Kafka avevo già letto "La Metamorfosi" e alcuni altri racconti e mi erano piaciuti. Anche questa più recente lettura, a dire la verità, si è rivelata piuttosto piacevole, ma ora che devo farne la recensione, vuoto totale in testa. Anche perché, a dirla tutta, il finale lascia letteralmente "da cani".

Ora, il protagonista, Josef K. o più spesso semplicemente K.,  viene accusato di qualcosa, ma nessuna sa quale sia questa terribile condanna che piomba sulla testa di questo semplice procuratore di banca e ne sconvolge la vita. I funzionari del tribunale, gli impiegati, gli avvocati, le procedure e il tribunale stesso, per non parlare dei giudici e degli uffici giudiziari, sono quanto di più strano ci si possa immaginare, e c'è un continuo riferimento a una grande organizzazione, per cui coloro con cui K. viene in contatto sono sempre e soltanto gli ultimi gradini della gerarchia, che alla fine dei conti non possono intervenire nella sua causa. Ma a ben guardare, anche il personaggio del protagonista è piuttosto strano, formula pensieri a volte assurdi, i suoi ragionamenti sono spesso contradditori, è una figura che può rimanere impressa ma alla quale, almeno per quanto mi riguarda, non ci si può affezionare.
L'impressione inziale mi ha ricordato "La Metamorfosi": stile secco, grigio, ma non del grigiore di chi non sa scrivere, quanto piuttosto di chi ha perfezionato la propria arte fino a riuscire a eliminare ogni sorta di calore e colore. E devo dire che, per quanto mi riguarda, anche se per motivi che non mi sono proprio chiari, lo stile di Kafka mi piace. Nonostante l'apparente mancanza di senso di tutto quanto è raccontato nel Processo, questa lettura non mi è risultata per niente pesante e, pagina dopo pagina, sono arrivata al finale, dove non dico che sia caduto tutto, ma perlomeno le braccia sì. Insomma, non si può concludere così, anche se in effetti l'opera sarebbe incompleta.
Un lettore segue con apprensione tutte le mosse del condannato, spera in una risoluzione o almeno di capirci qualcosa di più, soprattutto perché si scopre poi che questo tribunale, che non è la corte di giustizia ufficiale, segue anche altre cause, che vanno avanti da tempo variabile, e poi...!

Non mi arrischio a dare un'interpretazione, anche perché questa richiederebbe una lettura molto più attenta ed approfondita di quella che io ho potuto fare nei quindici minuti mattutini che avanzo tra la "vestizione" e l'uscita di casa, ma credo che il materiale per delle riflessioni profonde ci sia, e parecchio anche. 
Il consiglio che do è quello di leggere il "Processo" nel caso in cui si sia alla ricerca di qualcosa di strano, anche un po' piatto, ma particolare. In quel caso, andate sul sicuro con Kafka.


 






1 commento:

  1. Kafka mi piaceva molto anni fa, adesso l'ho un po' trascurato, devo correre a rimediare! :)

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