sabato 21 dicembre 2013

Super intervista all'autrice Erika Corvo!

Lettori e lettrici, è con immenso piacere che riprendo finalmente a scrivere su questo blog e inauguro una nuova iniziativa: da oggi Libri del cuore e cuori di libri si apre alle interviste! Siete degli scrittori, volete pubblicizzare le vostre opere gratuitamente? Qui potete farlo, e la scrittrice Erika Corvo sarà la prima ad inaugurare questa iniziativa! Bene allora, buona lettura!

Conosciamo un po' Erika Corvo...


1)      Per chi ancora non ti conoscesse: che cosa ci dici di te?



Erika Corvo è un “Fai da Te” umano. Tutto quello che so fare, l’ho imparato da sola. Sicuramente sono una donna strana: costruisco mobili, aggiusto elettrodomestici, eseguo piccoli lavori di muratura e idraulica, sbianco casa, lavo a mano la biancheria (non ho la lavatrice e neanche il riscaldamento) preparo medicinali a base di erbe e mentre faccio tutto questo scrivo romanzi, e leggo manuali di sopravvivenza di Bear Grylls.

Ho iniziato a scrivere per dimenticare i mille problemi del vivere quotidiano e ho creato innumerevoli mondi di fantascienza e fantasy.

Due figli, uno smisurato amore per gli animali e una grinta inusuale, fanno di me un personaggio poliedrico dai mille interessi e dalle mille risorse.

I miei idoli? Eddie Guerrero, Socrate, Gandhi, Wile Coyote, Valerio Massimo Manfredi, Piero Angela, Rey Mysterio, Zahi Hawass, Pink Panther, Luciano De Crescenzo, Nikola Tesla, Annibale, Konrad Lorenz, Roberto Giacobbo, Alessandro il Grande, Bear Grylls, Madre Teresa… elencati volutamente alla rinfusa, alternando il genere dei personaggi. Perché da tutti si può trarre qualche buon insegnamento, di cultura, di vita, di saggezza, di forza, o di autoironia.

Cosa vorrei evitare? Più che cosa (poca roba), è chi  vorrei evitare! Quanto al cosa, lavorare al chiuso, senza possibilità di vedere la natura, fosse anche solo un albero o una fogliolina di verde.

Quanto al chi, voglio evitare le persone false, quelle opportuniste, i qualunquisti, e le persone “inutili”. Per dirla con le parole del Dalai Lama, quelli che vivono come se non dovessero mai morire e muoiono senza avere mai vissuto.

La mia vita passata?

In mezzo secolo di vita ho collezionato una serie di sfighe impressionante, ma non ne ho mai fatto un dramma. Anzi, ho sempre cercato di sdrammatizzare tutto, di riderci sopra, di trovare sempre il modo di tornare in pista, e di rialzarmi da ogni caduta. Se non affronti le avversità con una buona dose di spirito, potrai anche essere viva fuori, ma sarai morta dentro.

Mi sono sposata incinta per andarmene di casa, e soldi per comprare libri da leggere non ce n'erano; dovevo pensare alla casa e al bimbo appena nato. Troppo povera per qualsiasi cosa. Il marito era un poco di buono, e quando il mondo dove sei non ti piace più, ne inventi un altro. Così, i libri, ho iniziato a scrivermeli da sola. Il libro che avresti sempre voluto leggere e nessuno ha ancora scritto. I primi erano solo esperimenti. Dal 1995 scrivo sul serio. Attualmente ho nove racconti completi e altri tre in mente, pronti per essere scritti.





2)      Forse è una domanda scontata, ma questo non significa che non sia importante: che cosa ti ha spinto ad avvicinarti alla scrittura?

 

 Mio padre si divertiva a scrivere poesiole, raccontini, filastrocche e cambiava i testi alle canzoni facendole diventare spiritose. Niente di speciale, ma amici e parenti si divertivano alle sue trovate. Io sono cresciuta sapendo che fosse possibile farlo; era una cosa normale, e credevo che tutti lo potessero e lo sapessero fare. Andavo ancora alle elementari quando ho iniziato a farlo anch’io. E lo facevo bene. Ci sono rimasta male quando ho capito che gli altri, invece, non ci riuscivano.

Scrivere, è sempre stata la mia passione. Ho iniziato col diario, quando ero proprio piccola. Alle medie avevo già scritto varie raccolte di poesie e iniziavo a cimentarmi nei racconti. Ingenui, stupidotti, semplici… ma imparavo cosa si dovesse scrivere, e come farlo sempre meglio. Sono sempre stata spietata con me stessa, non mi sono mai crogiolata pensando di essere brava, se quello che facevo non era perfetto.

I miei non mi facevano mai uscire di casa, e il mio unico svago erano i libri. Ho imparato a leggere molto prima delle elementari, solo perché non sapevo cosa fare. Mio fratello era più grande di tre anni, e andava già a scuola. Quando arrivavano i suoi libri, sussidiario e libro di lettura, lui non li leggeva per tutto l’anno scolastico, io li avevo già letti di nascosto prima di novembre. (“Cosa fai col libro di tuo fratello? Mettilo via che glielo sciupi!” “Ma guardo solo le figure.” Palle. Li sapevo a memoria.)

Va da sé che quando venne il mio turno di andare a scuola, mi annoiassi da matti. Loro leggevano Pinocchio, io leggevo Kipling. Loro leggevano “I tre porcellini”, io leggevo la vita di Pasteur e i “Cacciatori di Microbi”. Loro leggevano “Piccole donne”, io leggevo “I Peccati di Peyton Place” e “Lolita”. Loro leggevano “Biancaneve”, io ci davo già dentro con gli Urania e con Salgari. Non potrei vivere senza leggere o senza scrivere.

E crescendo… Se il mondo in cui ti trovi non ti piace più, cominci ad inventarne un altro; come i bambini che inventano gli amici immaginari quando non ne hanno di reali. Le favole che ti racconti da sola per riuscire ad addormentarti serena quando ti sei sposata con un poco di buono, disonesto, geloso e violento, giusto per andartene di casa. Per dimenticare il frigo vuoto, il bambino che non ha vestiti e i soldi che non ci sono. Le favole erano così belle che volevo metterle nero su bianco perché non andassero dimenticate. Di nascosto da tutti, ovviamente, perché quando non ci sono i soldi per mangiare, anche comprare i fogli e le biro è una spesa folle. Se l’avesse saputo “lui”, avrebbe bruciato tutto. Ho preso la patente di nascosto, ho studiato di nascosto, ho preso il rec di nascosto… quasi tutto quello che ho fatto, l’ho fatto di nascosto. Come dicevo, i lavori che ho fatto per sopravvivere sono diventati mille. Parrucchiera, cartomante telefonica, vendita porta a porta, baby sitter, dog sitter, stiratrice, cuoca a domicilio, bricolage domestico nelle case altrui, autista privata, ricamatrice, stiratrice, ripetizioni ai ragazzi delle medie, badante, spesa a domicilio e tanti altri. Poi tornavo a casa e spaccavo la legna per la stufa, sbiancavo i muri, costruivo i mobili con sega, martello, cacciavite e black e decker; ho messo insieme un impianto elettrico (facendo saltare tutto in aria un paio di volte, ma sono ancora viva), e ho cresciuto i figli.

Come nelle favole, un giorno il cattivo muore. Piangerlo? Gesù, mi sono messa a ballare! Mia figlia aveva sei anni, e alla notizia della morte del papà, il suo unico commento è stato: "Meno male, non lo sentiremo gridare mai più!"

Anche se la situazione economica era più triste che mai, adesso ero libera. Potevo scrivere in qualsiasi ritaglio di tempo libero!

E riempiendo una riga alla volta, pagina dopo pagina, un anno dopo l'altro, sono venuti fuori nove romanzi: i primi tre definiamoli “sperimentali”; gli altri sei, uno più bello dell’altro. Mai fatti vedere a nessuno: a casa, per i miei figli, erano comunque (ed è così tuttora) tempo perso e risorse sottratte a loro. Gli editori, quelli scritti a mano, neanche li prendono in considerazione.

Due anni fa ho trovato un posto come badante presso la suocera di un architetto. Un giorno questi mi dice che, per principio, non legge libri scritti da donne, in quanto li trova troppo melensi e sdolcinati. Gli porto uno dei miei lavori e gli dico: bene, leggi questo, l'ho scritto io. Nonostante fossero più di quattrocento pagine scritte a mano, l'ha letto d'un fiato. Poi mi ha regalato un vecchio computer che teneva in montagna e mi ha detto: copialo e presentalo a qualcuno. È veramente bello.



3)      Parlaci un po’ dei tuoi libri: di che cosa trattano, qual è il genere, come sono nati… siamo lettori molto curiosi!



Non lo direi neanche con una P38 puntata alla testa.  Non anticipo mai niente delle trame dei miei libri. Tutto deve essere una completa sorpresa, per i lettori. Perché le trame, alla fine,  sono sempre le stesse. Non è cosa scrivi, ma come lo scrivi, che fa la differenza. La stessa differenza che passa tra annusare un Arbre Magique al profumo di pino e trovarsi nella Foresta Umbra e aspirare a pieni polmoni l’odore della terra. Chi scrive deve riuscire a coinvolgere, a fare immedesimare, a proiettare chi legge in un altro mondo, in un altro tempo, a fare vivere il racconto come se ci si trovasse lui stesso. Chi legge deve sognarselo la notte, non riuscire a lavorare per sapere come vada avanti la storia, mangiare col libro aperto davanti. Intendo questo, quando dico scrivere. La trama? Sempre la stessa.  Ma con una bella dose d'azione e di suspense.  Niente scappatoie banali da situazioni complicate (la situazione, casomai, si complica ancora di più). Ritmo incalzante, trama serrata e avvincente senza cali di tono.

Personaggi carismatici e intelligenti che combattono soprattutto col cervello, non soltanto con le armi.

Combattimenti credibili, ben realizzati, ben descritti e mai noiosi.

Eroi sfaccettati e tridimensionali che si evolvono e crescono di spessore, senza divisioni nette in "buoni" e "cattivi".

I cattivi possono anche avere, a volte, un cuore d’oro, e le damigelle in pericolo devono cavarsela da sole, darsi da fare e magari impugnare le armi. Nessun eroismo cavalleresco inopportuno e stucchevole, e nessun richiamo a qualcos’altro che abbiate già letto o già visto da qualche altra parte.

Una bella storia d'amore non preponderante: una storia nella storia. Ma niente triangoli/quadrangoli amorosi scontati. Flashback ridotti al minimo indispensabile.

Dialoghi serrati, mai contati; spiritosi e coraggiosi nell'affrontare temi di rilevanza sociale, politica ed etica.

Colpi di scena davvero inaspettati.

Descrizioni accurate ma ridotte all’essenziale; mai soporifere o inutili.

Ambientazioni di fantasy e fantascienza utilizzate al solo scopo di rendere il tutto ancora più spettacolare.

Grande attenzione per i dettagli. Niente è lasciato al caso.

Italiano perfetto. Che altro volete, da me?

La fantascienza è un obbligo, se vuoi veramente avere carta bianca. Gli eroi della tv, da più di un trentennio sono poliziotti o banditi, medici, patologi, o avvocati. Chi altro può permettersi avventure vere, con la routine e la burocrazie che ci soffocano? Qualche miliardario annoiato? Non fa per me, grazie. Non so niente di quel mondo, e neanche mi interessa. L'unico "eroe" al difuori di questo contesto, è il Gabibbo! Ma come fai a scrivere un romanzo sulle avventure del Gabibbo? La fantascienza è un bellissimo, immenso foglio di carta bianca. Ti basta un punto di partenza, e tutto il resto glielo costruisci attorno su misura, come un abito di alta sartoria cucito su di una bellissima modella ( ho detto bellissima, non i manici di scopa che si vedono nelle sfilate).



4)        Eppure, quello che scrivi non sembra propriamente né fantascienza né fantasy…

Definisco “Fratelli” un romanzo di fantascienza, ma come hanno notato in molti, sì, ci sono le astronavi, ma non è fantascienza. Avrebbe potuto essere ambientato anche tra Milano e Cinisello Balsamo, o tra Roma e Ladispoli, in qualunque tempo e in qualunque luogo. Con automobili, carrozze e cavalli, o bestie inventate dai nomi stravaganti, e la storia non sarebbe cambiata di una virgola. Quindi posso affermare tranquillamente che in realtà non si tratta di un romanzo di fantascienza, e che allo stesso modo non si tratta di un romanzo di fantasy, né di qualsiasi altro genere conosciuto. È un racconto e basta, ognuno gli dia pure l’etichetta che gli piace di più. Passo “Blado 457” e “Tutti i doni del Buio” per fantasy, ma in realtà non lo sono. Non hanno ancora inventato una definizione , per questo genere di romanzi… Io li chiamo Reality Fiction. Idem per gli altri due: Reality fiction.



5)       Quali sono i tuoi modelli ispiratori, quali sono state le letture che più di tutte ti hanno formata?



Eh, bella domanda! Ho letto migliaia di libri di qualunque genere, e non esagero. Fino a sedici, diciassette anni, sono uscita di casa solo per andare a scuola, e tutto il mio tempo l'ho passato a consumarmi gli occhi sui libri che mio padre aveva in casa; fortunatamente una biblioteca ben fornita! Ma da dopo sposata, chi ha mai più avuto i soldi per comprare un libro? Io leggo quelli che gli altri lasciano in un apposito scaffale davanti alla biblioteca comunale, dove si mettono i libri di cui uno si voglia disfare, in modo che qualcun altro possa leggerli invece di buttarli nel cassonetto bianco. Attualmente ne ho in casa solo un migliaio: di più non ce ne stanno. E ogni volta che sbianco i muri devo per forza disfarmi di qualche centinaio di volumi che continuo a portare a casa e accumulo nei mesi . A quali resto più legata? A tutti quelli scritti da Robert Heinlen, Robert Sheckley, Ursula Le Guin, e poi Marion Zimmer Bradley, l'infinita serie degli Urania, la collana Cosmo dell'Editrice Nord, l'esilarante e splendida trilogia del “Piccolo Popolo dei Grandi Magazzini”, di Terry Pratchett. A tutto quello che hanno scritto Piero Angela, Giovanni Guareschi, Luciano De Crescenzo, Conrad Lorenz,  Kipling, Victor Hugo, Bear Grylls, Valerio Massimo Manfredi, Anthony De Mello, Zacharia Sitchin, Graham Hankhock, Pirandello... E ancora tomi di psicologia, patologia forense, medicina, grafologia, psicologia evolutiva, etologia comparata, astronomia… e come faccio a citare tutti? Solo gli Urania e i Cosmo erano centinaia! Ma anche se la fantascienza è stata il mio grande amore, ho sempre letto qualsiasi, e dico qualsiasi cosa avessi tra le mani. Anche la Bibbia. Quando arrivano i Testimoni di Geova scateno furiose polemiche perché la conosco meglio di loro! Adesso mi stanno alla larga, non trovano argomenti per ribattere!



6)       Nella tua esperienza editoriale, quali sono quegli aspetti che ti hanno soddisfatta e cosa, al contrario, cambieresti?





E qui è cominciata l'avventura. Il problema non è stato sottoporsi  o meno alle valutazioni degli editori, almeno per quanto mi riguarda. Ho imparato a servirmi di internet e ho iniziato a presentare uno dei miei lavori a tutte le case editrici che pubblicassero fantascienza. Pensavo, e sottolineo pensavo, che una casa editrice selezionasse il materiale ritenuto migliore e che su di questo investisse un certo budget per poi averne un ritorno. Magari anche voi pensate la stessa cosa. Invece non funziona così.

Tutte, e dico tutte, hanno risposto a distanza di qualche settimana dichiarando che il mio lavoro era bellissimo, ben scritto, assolutamente inusuale, e che li aveva lasciati molto impressionati. Dopodiché veniva la richiesta economica. Soldi. Tanti soldi. Che io, ovviamente, non possiedo. Per darvene un'idea, mi hanno chiesto dai 600 ai 3600 € per pubblicare il mio romanzo. In cambio di che? Di 5 centesimi per ogni copia venduta. Sì, sì, non è un errore di stampa, ho detto proprio 5 centesimi a copia.

Non posso farvi i nomi pubblicamente altrimenti mi querelano, ma se mi contattate su facebook ve li do in privato.

Allora ho provato con i concorsi editoriali, sia di case importanti e conosciute, sia di case minori! Su internet ne  ho trovati una discreta quantità, per scrittori emergenti e non, con la dicitura "consegna il tuo racconto inedito entro il giorno tale del mese talaltro". Vai su internet il giorno dopo il termine fissato, e scopri che i concorsi, scaduta la data, sono ancora attivi e la sola differenza è che la data di scadenza è stata posticipata di un paio di mesi. E il gioco continua.

Un concorso sembrava un tantino più serio degli altri, un concorso a livello nazionale che si svolge ogni anno, dove i primi tre classificati vincono la pubblicazione del loro romanzo. Vincono cosa? Mi comunicano via telefono che sono fra i primi tre classificati, e che stanno per spedirmi, con tanti complimenti e congratulazioni, la proposta editoriale. A pagamento, naturalmente. Volevano 2000 euro. Gli ho risposto che a quella cifra mi avrebbe pubblicato qualunque editore,  anche se avessi scritto” La Vispa Teresa fra l’Erbetta”, e senza bisogno di vincere niente!

Cosa posso dedurre da tutto questo? Che i signori editori hanno i loro grandi nomi, i “soliti noti”, e si basano solo su quelli, per fare cassa. Perché dovrebbero rischiare investendo sugli esordienti? Con questi ultimi, usano una strategia  diversa: raccolgono attentamente tutti i racconti inediti dell'anno, selezionano i pochissimi che ritengono più che validi e idonei alla pubblicazione in modo da avere la certezza assoluta di un cospicuo ritorno economico, dopodiché chiedono lo stesso tutti i soldi necessari agli autori. Loro non rischiano niente, non investono niente, non spendono niente. Guadagnano tutto.

Grazie a Dio esiste il self publishing. Ma puoi pubblicare il più bel libro del mondo, che senza pubblicità non lo venderai a nessuno, oltre che a tuo fratello e tuo cugino. La pubblicità è il novanta per cento della vendita.  Devi quindi farti un mazzo così a promuovere i tuoi lavori: tempo, risorse; e se ne hai, anche soldi, da investire in pubblicità! Anche qui c’è poi uno sfruttamento fenomenale da parte di decine di fantomatici recensori, blogghisti, agenzie di servizi editoriali e che altro, che vendono più fumo di quanto ne produca una mandria di locomotive a vapore.

Un consiglio agli esordienti? Scegliete una persona che stia sulle scatole a tutti e fatela fuori. Pare che l’unico modo di pubblicare un libro e avere pubblicità gratis in tv, sia diventare un criminale. Come hanno ottenuto, ad esempio, Amanda Knox, Cesare Battisti, Felice Maniero, Renato Vallanzasca, il comandante Schettino, Salvatore Parolisi, Alberto Stasi, Raffaele Sollecito… Ho saputo in questi giorni che anche Pietro Maso ha scritto un romanzo con le sue memorie, pubblicato con un grande editore e ben pubblicizzato in tv. Se però non vi sentite di commettere un omicidio, sappiate che ha pubblicato anche Monica Lewinsky…

Uscirò a breve con altri romanzi, ma se non mi vedrete in libreria, saprete che è perché non ho guai con la legge e non mi abbasso a compromessi.

Ma per farti pubblicare gratis da un grande editore, devi avere per forza ammazzato qualcuno? La prima legge del marketing è investire per avere dei ritorni. Se pubblica solo quell'autore che ha duemila o tremila euro da spendere, indipendentemente dalla qualità di quello che ha scritto, e non è l'editore stesso ad investire nel materiale che ritiene più valido, il risultato è che quello che sta in libreria non interessa a nessuno. Non si comprano più libri? E che vi aspettavate?

Cosa cambierei dell’editoria italiana? A questo punto è palese: pubblichino gratis chi merita, non chi arriva dal Grande Fratello.

Cosa mi ha soddisfatta? Aver pubblicato lo stesso, alla faccia loro! Alla fine ho trovato degli angeli. La Booksprint. Quando hanno saputo delle mie condizioni economiche ben al di sotto della soglia di povertà, hanno deciso di fare tutto gratis, e me l’hanno comunicato il giorno del mio compleanno. Avete mai ricevuto un regalo del genere? Persone gentili, serie, competenti, disponibili, affidabili… sono stata circondata di attenzioni fino al momento in cui ho avuto il libro tra le mani. Non fanno pubblicità? E chissenefrega, hanno fatto anche troppo, e del resto non la fanno neanche quelli a pagamento!

Ho trovato, successivamente, la Youcanprint e la e-Pubblica che hanno pubblicato gratis, brava gente con cui mi sono trovata benissimo. Ma non mi fido più di tutte le chiacchiere che ho sentito finora, e sconsiglio a tutti di pubblicare a pagamento, alle condizioni che vi ho esposto. Certo, se uno ha tanti soldi e la voglia di cavarsi uno sfizio, perché no? Chi si compra la Ferrari, chi la pelliccia, chi un attico con vista panoramica, perché non pubblicare un libro? Ma non fate sogni campati in aria: si scende subito.

Scusate se mi sono dilungata, ma ci sarebbe ancora tanto da dire…



7)      Se dovessi scrivere una storia in cui il protagonista è un animale, che animale sarebbe? Perché?

Il mio ultimo lavoro della saga post-atomica non ancora pubblicato (Shadir, i Guerrieri Ombra) ha come protagonisti delle coppie simbiotiche lupi e semiumani.Ma nei miei libri, i confini tra umano e non umano, tra bene e male sono così sottili che non sai mai esattamente chi sia il protagonista, chi il buono, chi il cattivo, chi la vera bestia e chi il vero essere umano…





8)      Ti viene data la possibilità di compiere un lungo viaggio a tua scelta: dove ti piacerebbe andare e per quale motivo?  



Dovessi andare dove ancora non sono stata, andrei in Norvegia, perché mi piacerebbe vedere le luci del nord, il sole di mezzanotte, la Ocean road, gli orsi polari e un sacco di altre cose…

Se dovessi tornare in un posto dove sono già stata, senza ombra di dubbio direi la ex Jugoslavia. Ci ho trascorso le vacanze per dieci anni ed è stato amore a prima vista con quei luoghi e con quella gente. Un luogo povero, duro, selvaggio e inospitale, ma abitato da gente dolce, gentile e con un cuore grande così. Dopo la guerra dei Balcani non ho più avuto il coraggio di tornare… ho paura di vedere tutto quello che è stato distrutto, le persone conosciute che non ci sono più, e di cosa sia potuto diventare. Mi si stringerebbe il cuore. Ma forse un giorno capiterà l’occasione giusta, chi lo sa….



9)      Per finire, hai attualmente altri progetti nel cassetto, libri da pubblicare, storie da raccontare, cose da dire?

 Ho altri cinque libri belli pronti da pubblicare, e altri pronti nella mia testa, che aspettano solo di essere scritti.
Scrivere e comporre sono passioni che ho avuto fin da piccola. Quando, alle elementari, la maestra dava temi di fantasia, prendevo sempre dieci. Perché sapevo che scrivere qualcosa degno di essere letto, era possibile. Come dicevo, mio padre scriveva piccole cose: raccontini, filastrocche, canzoncine… cose da nulla, che però amici, parenti e colleghi apprezzavano. Sono cresciuta sapendo che bastava un po’di impegno per intrattenere e divertire. Giocare con le parole è sempre stato il mio passatempo preferito. Perché lo fai? Perché sai di poterlo fare. Non mi è mai passato per la testa che fosse qualcosa al disopra delle mie possibilità, e quindi lo facevo.
A diciassette anni, coi primi soldini guadagnati, mi sono comprata una chitarra, ho imparato a suonare (di nascosto) e ho iniziato a scrivere canzoni. Quando ho visto un bando di concorso per voci nuove, non ci ho pensato un minuto: “Vado e mi scritturano”.
Non era presunzione, non lo è mai stata. Era certezza. Non saprei come altro definirla.
Più di duemila partecipanti. Solo in due avrebbero inciso un disco (allora c’erano gli ellepì in vinile) gratuitamente. Indovinate chi fossero i due vincitori? Un certo Enzo Ghinazzi, che poi sarebbe passato alle cronache sotto lo pseudonimo di “Pupo”, ed io.
Ho inciso “Il Mondo alla Rovescia”, ma non è stata fatta pubblicità, perché avevano su di me altre mire. La legge del marketing è legge ferrea. In quel momento, di cantautori ce n’erano anche troppi. Mancava sul mercato, invece,  una cantante per bambini (Cristina D’Avena non esisteva ancora) e io gli sembravo il personaggio giusto: adolescente, fresca, acqua e sapone, e una sconcertante inclinazione per le filastrocche (ancora adesso posso inventare su due piedi una canzoncina in cinque minuti). Ma a me, questo,  non interessava. Ho scritto tantissime canzoni per bambini… ma tanti anni dopo, per i miei figli. Mi sono divertita moltissimo in sala d’incisione, mi hanno regalato una meravigliosa chitarra che ho tuttora e conservo come una preziosissima reliquia, ma non ho voluto dar seguito alla faccenda: l’ho vissuta solo come un bel gioco. Scrivevo cose di tutt’altro genere, tant’è che stavano pensando di presentarmi al pubblico come “De André donna”.
Ho voltato pagina e ho iniziato a scrivere raccontini e poesie. Solo dopo sposata è esplosa la passione per i romanzi e i racconti lunghi. Giusto poche settimane fa ho pensato di far convertire questo LP in formato MP3, montare dei video con i vari pezzi registrati e farli girare su You Tube… Detto fatto, mi sono fatta spiegare come si usasse Windows Media Player, ed ecco già due pezzi in rete.  Un sacco di visualizzazioni e di complimenti, devo dire che non mi aspettavo un successo del genere!
Ho postato già quattro video con le canzoni che avevo inciso da ragazzina. Se le volete ascoltare, le trovate su You tube. I titoli sono: “Il fondo della vita”, “Un  paese chiamato Malinconia”, “Il traditore”, e “Bei tempi, vecchi tempi”, con l’impagabile aiuto dei fratelli La Bionda. Altri video li metterò insieme non appena troverò un po’ di tempo, con le altre sei canzoni incise.
Progetti? Audiolibri. Finora sono stati denigrati e relegati a prodotto di nicchia per bambini, per non vedenti ,o per ipovedenti. Secondo me hanno invece un potenziale pazzesco completamente ignorato. Perché, per leggere, bisogna sempre avere le mani occupate da un volume in  carta, da un e-reader o altro? La gente ascolta musica in treno, in metropolitana, in bici, mentre fa palestra, mentre prende il sole, mentre cucina, stira o compie qualsiasi altra attività. Perché non realizzare degli audio books in modo che in tutte queste circostanze, oltre che ascoltare musica, non si possa anche leggere?
Ho realizzato un insolito booktrailer, praticamente un audiotrailer, e altri mi hanno subito imitato. Forse c’è un cambiamento nell’aria, e chi lo sa? Io ci credo. Vedremo. Un audiobook è già in fase di lavorazione, ma per ora non mi pronuncio sul risultato. Se sarà convincente, lo porterò a termine e proseguirò per quella strada.

Grazie per avermi dedicato la vostra attenzione e tanti auguri per un buonissimo Natale e un anno nuovo che porti tutto quello che desideratre di più!
Un bacio.
  
Erika Corvo.




 Grazie a Erika Corvo! Tra breve la recensione del primo dei suoi libri!!!
Detto questo, colgo l'occasione per augurare a tutti un buonissimo Natale!!!!





 

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