sabato 6 agosto 2016

"Il cuore buio" di Pina Varriale

Basta, questa recensione si deve fare! Sono settimane che rimando, e ormai sono diventata stufa marcia di vedermi questo libro attorno, come perenne promemoria della recensione che dovrei scrivere e che finora ho sempre posticipato.
Rotto il ghiaccio con questo sfogo...è da un po' che non ci si vede! Come già comunicato sulla pagina Facebook del blog, ho ridotto le attività nella blogosfera al minimo, e ultimamente la voglia di lavorare al blog è molto vicina allo zero. Un po' perché, lo confesso, non sono più molto convinta che dedicare del tempo ad un'attività simile sia la cosa corretta da fare, considerando che dovrei concentrarmi sempre di più sullo studio nei mesi a venire, un po' perché mi sto dedicando ad altri tipi di letture (manga!!) che non si prestano a delle recensioni in questa isola virtuale, un po' perché...beh, sento di aver voglia di una pausa!
Tuttavia, il libro che sto per recensirvi è un omaggio di una casa editrice, la edizioni CentoAutori, che ringrazio, e non mi sembrava davvero corretto leggerlo senza lasciare poi un mio parere. Che poi non sia un giudizio positivo, questo è tutto un altro discorso!


TITOLO: Il cuore buio
AUTORE: Pina Varriale
CASA EDITRICE:edizioni CentoAutori
PAGINE: 208
PREZZO:euro 10,00
 Alice ha diciassette anni è una ragazza introversa e non ha un buon rapporto con i genitori separati. La madre pensa solo a se stessa e alla sua immagine, il padre è lontano. Al contrario delle sue coetanee, Alice non bada più di tanto alle apparenze, ai vestiti o ai fidanzati, a causa del suo carattere ribelle a scuola non ottiene risultati brillanti, anzi, se non fosse per l’aiuto del prof. Giorgio Tancredi, spesso si metterebbe a rischio di essere allontanata. Dopo la morte del nonno, Alice decide di restare a Montelupo da sola. Non ha nessuna intenzione di seguire la madre a Milano né di andare a stabilirsi dal padre che ormai vive con un’altra donna. In questo periodo Alice conosce Roby, un musicista eccentrico incontrato nel pub del paese. Roby ha un carattere esuberante, beve molto e ha sbalzi d’umore repentini. Il suo modo di fare così fuori dagli schemi esercita un certo fascino su Alice che però non riesce a capire cosa lui provi veramente. Il rapporto con Roby, fortificato dalla musica e  i concerti, all’inizio ha un effetto positivo su Alice, ma i guai, causati dal lato oscuro di lui, non tardano ad arrivare. I fantasmi del passato tornano nella mente di Alice sotto forma di incubi e per scacciarli la protagonista sarà costretta ad affrontare ricordi dolorosi. Per farlo Alice dovrà aprire il suo cuore buio agli affetti che credeva perduti per sempre.


 

ODIO LA PROTAGONISTA. E' SCEMA.
Questa è precisamente la prima frase degli appunti presi durante la lettura, in vista della recensione. E, sicuramente voi capirete, farsi piacere un libro la cui protagonista, così, a pelle e dopo poche righe, si merita un simile giudizio (mai smentito), è davvero dura. Io non ci sono riuscita.
Il punto è che la nostra Alice, la protagonista "dal cuore buio", fin dalle prime righe mostra di avere una mancanza di logica stupefacente. Non parlo di grandi ragionamenti filosofici, parlo della logica basilare di tutti i giorni, del più banale senso comune, e trovo ancora più sconcertante che l'autrice, Pina Varriale, possa aver costruito un simile personaggio per proporlo come protagonista di una storia diretta ai giovani.

Si comincia subito con una narrazione che, leggendo dagli appunti - perché la voglia di recensire il libro era talmente poca (e c'erano gli esami universitari di mezzo) che alla fine ho lasciato passare settimane intere tra la fine della lettura e il momento in cui ho deciso di mettermi al pc e raccogliere le idee (per intenderci, ho letto 2 libri e un numero imprecisato di volumi di manga, tra cartacei e online), e pertanto preferisco affidarmi alle note scritte piuttosto che alla mia misera memoria - ecco, la narrazione è frenetica e superficiale, priva di dettaglio, troppo frettolosa. 

Irreale e poco verosimile il fatto che i genitori di Alice, separati, accettino di lasciarla, a soli 17 anni, a vivere da sola, in un paesino perso nel nulla non ricordo più nemmeno dove, mentre i genitori sono chissà dove ma distanti decine di chilometri. Ma dico, siamo impazziti? Questo sarebbe un modello da proporre ai giovani lettori? Altro che indipendenza della protagonsita, che deve ricordare alla madre di versarle i soldi per la spesa: questa è una situazione da denuncia ai servizi sociali!! E' proprio da qui che la protagonista ha iniziato a starmi antipatica, esattamante dalla frase Ho 17 anni e posso fare quello che voglio. Oltre che banale, perché ormai una frase simile detta da una protagonista femminile si è sentita innumerevoli volte, è anche falsa. E, cara Alice, proprio perché per tutto il libro non mi sei mai stata simpatica, ti dico questo: a 17 anni non sai ancora nulla del mondo, non puoi fare quello che vuoi, neanche se i tuoi genitori te lo permettono!!
Il personaggio della madre, d'altronde, è praticamente un foglio di carta velina senza personalità.

Eh, purtroppo, anche in questo libro non poteva mancare una storia d'amore (?), tra Alice e Roberto - Robi/Roby (in alcuni punti è scritto in un modo, altrove nell'altro... insomma, neanche su questo ci si è riusciti a mettersi d'accordo). Ebbene, Alice ha 17 anni e può fare tutto quello che vuole. Però è una brava ragazza, eh, non pensiate male di lei. Non pensate male di lei che è una brava ragazza, una sera va al bar del paese, incontra un tizio, Roby/Robi appunto, i due bevono insieme, e dopo una ventina di righe si abbracciano manco fossero amici da una vita!

A questo proposito, Alice dimostra di essere particolarmente, come dire, spigliata? disinvolta? spontanea? nei suoi rapporti con le persone. Ecco, per darvi un'idea, come si svolge una conversazione con un suo professore:

"Lo sai che questa roba è veleno?"
Mi volto di scatto, ho la bocca piena di patatine. Oh, accidenti... che figuraccia! Guarda un po' chi mi ha beccato, giusto lui, il prof più figo del liceo "Manzoni".
"Non dovresti essere in classe?" continua sparandomi uno di quei meravigliosi sorrisi che ti fanno immaginare come deve essere bello il paradiso.Mi piace tutto di lui, gli occhi scuri e dallo sguardo profondo, la voce un poco rauca ma tanto sensuale e i capelli neri che si arricciano alle punte. Soltanto il nome mi fa venire l'orticaria (* riportanto queste righe non ho potuto fare a meno di scoppiare a ridere XD*): Giorgio Tancredi, sembra quello di un personaggio di un romanzo rosa, insomma come quei libri zuccherosi che compra mia mamma.
"Alice, cosa posso fare per convicerti che questa roba fa male alla salute?" (*che cavolo, sta mangiando patatine, mica si sta facendo una canna!*)
Mastico in fretta, vorrei dirgli che per me va bene, può provare a convincermi che i fritti sono il mio peggior nemico.
"Non è colpa mia se le cose buone sono soltanto quelle che fanno male".
Adesso ride (*era di un divertimento, la sua battuta...*) e le guance si sono fatte più rosse. Ammazza, quanto è carino! A un tratto diventa serio, il tono di voce si abbassa, lo sguardo si fa cupo.
"Scusami, dimenticavo di dirti che ho saputo di tuo nonno. Mi dispiace molto e...se posso fare qualcosa, conta pure su di me. Sono tuo amico, sai?" (* Oddio c'è puzza di bruciato, oddio oddio...accidenti, l'arrosto!!!!.... Ah no, è solo puzza di cliché*).
"Beh, sì...grazie" rispondo, dopo aver scolato il resto della Coca-Cola, "potei darti del tu, per cominciare. Gli amici fanno così, non ti pare?"
Che faccia tosta (* ma va?????*), Mi meraviglio di me stessa, ma dove ho trovato il coraggio di dire una cosa simile?
"Hai ragione, Alice", risponde, senza battere ciglio. "Non c'è niente di male se mi chiami Giorgio, però..."

Caro professor Giorgio Tancredi, la diciassettenne Alice che per la sua età crede di poter fare quello che vuole  non ha per niente ragione!! Lei è un professore, santo cielo, e nella vita reale non dovrebbe permettere a una ragazzina sfrontata, a una sua studentezza, di trattarla in modo così informale! Tralasciando il fatto che anche la storia del professore-amico-consigliere è vecchia e stravecchia... NO! Lei non può farsi chiamare per nome da una studentessa senza dire nulla, indipendentemente dalla sua situazione (di cui tra l'altro non sa praticamente nulla!!!). Lei è di una sfacciataggine che personalmente io trovo insopportabile, forse proprio perché anche nella vita reale le persone come Alice sono quelle che faccio fatica a digerire.

Oltre ad Alice, odio anche Robi/Roby. Ora farò un piccolo spoiler, per cui se non volete anticiparvi nulla glissate le prossime righe! Dunque, Robi/Roby a un certo punto del libro vuole fare passare una serata diversa alla sua "amica". Quindi, che fa? Cinema? Pizza? Passeggiata romantica? Naaaaa, R non è tipo da queste cose... e dunque...tenetevi forte...la porta a rubare in un supermercato. Figo, no? Chi di voi non l'ha mai fatto, per spezzare un po' la monotonia della routine quotidiana? E Alice è troppo stupida per opporsi, pur riconoscendo perfettamente che quello che stanno facendo è assolutamente sbagliato. Trova anche il coraggio di rimproverarlo a "operazione" riuscita, e lui si difende dicendo comunque di essere un bravo ragazzo. 

Tuttavia, la scena più indimenticabile, il ragionamento più privo di logica, la castronata, passatemi il termine, più memorabile di tutto il libro, e che sarà probabilmente l'unica cosa che ricoderò in futuro dell'intera lettura, è la seguente. 
Alice e Roberto sono in macchina, stanno tornando a casa da una serata passata a bere e suonare in un locale, sono tutti e due un po' alticci, cosa che però non impedisce a R di mettersi al volante. Sono le due di notte, c'è nebbia, non si vede una ceppa, ma R è un bravo ragazzo, quindi, anche se sono le due di notte, c'è nebbia, non si vede una ceppa e lui è sbronzo, può comunque andare a velocità elevata in una strada di campagna, a quanto pare senza illuminazione. A un certo punto, manco a dirlo, urtano qualcosa di abbastanza grosso.
Domanda: cosa pensa Alice che sia stato? Facciamo un riassunto della situazione: sono le due di notte, c'è nebbia fitta, sono in una strada un po' spersa, non c'è illuminazione. Eeeeee rullo di trombe, squilli di tamburi (avete letto bene, nessun errore)....Alice pensa che abbiano investito...dei ciclisti. 

DEI CICLISTI!!!!

Spiegazione: perché di solito sono loro che se ne vanno per stradine simili senza fanalino.
................................................................................................................................................................T.T
Ora scusatemi, ma sono l'unica a pensare che un ragionamento simile è idiota anche per chi ha bevuto qualche bicchierino in più? Io sono astemia totale, quindi non mi sono (ovviamente) mai ubriacata, ma una cosa simile mi sembra troppo anche per un'ubriaca...però, è esattamente il tipo di ragionamento che Alice, che ha 17 anni e può fare quello che vuole, è in grado di fare. Ma dico, perché i ciclisti? Perché l'autrice non poteva pensare a degli animali (un capriolo sbucato all'improvviso, una lepre, un tasso, una volpe, insomma, un qualcosa di decisamente più plausibile santo cielo!) e doveva far fare ad Alice, già ubriaca e quindi non proprio nel momento in cui dà di sé l'immagine migliore, la figura della scema totale?
Poi, qualche riga dopo questo ragionamento...beh, diciamo pensiero bislacco (che R non smentisce, tra l'altro), sul finestrino della macchina compare l'impronta di una mano insaguinata, Ed è un cliché così  banale, così scontato, che poco c'è mancato che scoppiassi a ridere in treno ... ho dovuto girare il viso per non farmi vedere dagli altri passeggeri.

E quelli che vi ho riportato sono solo alcuni esempi di quelle che secondo me sono assurdità assommate l'una all'altra nel corso di questo libro.
Se dovessi associarlo a un cibo, sarebbe sicuramente un minestrone: tanti temi, adolescenza, ricordi bui d'infanzia, rapporto madre-figlia, cattive strade, delusioni, droga, vecchiaia...) ma tutti "buttati lì" e neanche uno trattato nel modo giusto o abbastanza approfondito. E' un voler trattare tante cose tutte assieme, con il risultato di trattarle tutte male e in modo superficiale. Sembra quasi che l'autrice abbia fatto incetta di luoghi comuni sugli young adult e li abbia mescolati un po' a casaccio, cercando di allggerirli per poterli mescolare meglio.

Ovviamente, nel libro c'è anche altro oltre a quello che ho riportato qui...si parla anche dell'amicizia di Alice con un anziano signore, di intrusi misteriosi che di notte si intrufolano nella sua casa (non che a lei passi mai per l'anticamera del cervello di avvisare qualcuno... dopotutto, hai solo gente che apparentemente se ne va e viene a proprio piacimento da casa tua mentre tu dormi, e ti lascia minacce di morte un po' ovunque...nulla di cui preoccuparsi insomma), c'è il suo rapporto tormentato con R (tipico tentativo di riprodurre la storia "amore travagliato con un ragazzo bello ma dannato"), l'"amicizia" troppo "amicizia" con il professore da romanzo rosa...in sostanza, ho trovato davvero poco di originale in questa storia.
Forse, se l'autrice vi avesse dedicato più tempo e un maggior numero di pagine, se si fosse soffermata di più sui personaggi, avesse pensato un po' di più prima di far dire e fare certe cose ai personaggi, forse la stessa storia sarebbe risultata in modo del tutto diverso. A volte a partire dagli stessi ingredienti si possono ottenere pietanze molto diverse, ma in questo caso abbiamo ottenuto solo... un minestrone.


giovedì 30 giugno 2016

"Cupido in Love" di Alessandro Mazzurana

Sono viva! Sì lo so, non ho dato segni di vita per parecchio tempo, ma se a qualcuno di voi è mai capitato di passare per la pagina Facebook del blog, avrà letto il perché...In aggiunta a questo, sono in piena sessione di esami, e anche se devo dire che sto leggendo un po' più di quel che mi sarei aspettata, non ho davvero il tempo di scrivere qualcosa per il blog. Tuttavia ho ancora qualche recensione che attende di essere scritta, e prima di accumulare troppi libri letti in attesa di essere commentati, ho deciso di dedicare questa sera (perché sì, mentre scrivo è sera ;) ) a questa recensione. Il libro di cui vi parlo è Cupido in Love - Un amore impossibile di Alessandro Mazzurana, un autore esordiente che per fare il suo ingresso nel mondo dell'editoria ha scelto il self-publishing. Purtroppo, devo dire che entrambi questi fattori, l'essere alle prime armi e il non aver avuto, probabilmente, un editor professionista alle spalle, si fanno sentire.


TITOLO: Cupido in Love - Un amore impossibile
AUTORE: Alessandro Mazzurana
CASA EDITRICE: Self publishing
PAGINE: 222
PREZZO: € 0,99
FORMATO: e-book
DATA DI USCITA: 10 febbraio 2016


Leo è un giovane Cupido di Verona, consapevole del proprio ruolo e dei propri poteri. La sua vita è basata sul rispetto delle regole che ne derivano, con gli annessi privilegi o i conseguenti sacrifici. Deve favorire le infatuazioni e sposare una perfetta sconosciuta appena incontrata a Milano, per sistemare vecchi dissapori, sorti prima che entrambi nascessero, tra la sua famiglia di Cupidi e quella della futura sposa. È proprio tornando in treno dopo aver pranzato con la famiglia milanese che si imbatte in Luna, rimanendone affascinato come non dovrebbe accadere con una persona comune. Allora chi è questa ragazza che lo ha abbagliato pur mostrandosi da subito sgarbata e distaccata? È un’improbabile Cupida mai vista prima oppure fa parte dei Cinici, gli odiati nemici aventi obiettivi opposti a quelli dei Cupidi? Lo scoprirà nei giorni seguenti, così come verrà a conoscenza della ragione che sta all’origine del suo matrimonio combinato, mettendo a rischio equilibri consolidati e in dubbio il suo futuro designato, tra fughe e combattimenti, morti e rapimenti, passioni e innamoramenti in una Verona che sembra essere tornata ai celebrati fasti di Romeo e Giulietta.



La trama di fondo offre spunti molto interessanti, e la sua promettente originalità è stata una delle ragioni che mi aveva convinto, mesi fa, ad accettare in lettura questo libro, anche se, ormai lo saprete, storgo sempre il naso quando sento parlare di self-publishing, e nonostante il fatto che stessi già all'epoca pensando di ridurre al minimo, se non del tutto, le letture per conto degli autori.
Siamo a Verona, nella storica città della coppia di innamorati più celebre di tutti i tempi. Un punto a favore del romanzo, dal momento che troppo spesso anche gli autori italiani privilegiano location più cool e raramente, per quanto ho potuto vedere negli ultimi tempi, capita di leggere storie ambientate in una delle nostre belle città italiane.
Protagonisti sono Luna e Leo. Lui è un Cupido, appartenente a una delle famiglie più importanti di Cupidi d'Italia  (altra idea che mi è molto piaciuta), lei, beh, lei all'inizio è scontrosa e riservata, alle prese con i preparativi del matrimonio della sorella, con cui non è in buonissimi rapporti. Ma da quando, per caso, lei e Leo si incontrano su un treno che da Milano li porterà a Verona, non potrà fare a meno di pensare a lui. E lui a lei.
Insomma, le premesse per una bella storia d'amore ci sono, complicate solo dal fatto che Leo è già fidanzato. Con una ragazza, una Cupida di Milano, che è stata scelta per lui prima ancora che nascesse, ma questo è un destino da cui non può scappare se vuole salvare l'onore della sua famiglia. E qui si apre un piccolo giallo: perché questo matrimonio è necessario? Perché è stato concordato prima ancora della loro nascita? E ancora, chi è Luna? E' una Cupida, o una Cinica, una nemica giurata dei Cupidi? Comunque sia, l'attrazione tra i due non può essere trattenuta.

Gli ingredienti per una buona storia ci sono tutti...l'unica cosa è, forse, la fretta: succede tutto nel giro di pochi giorni, la scintilla tra i due diventa una fiamma troppo grande dopo appena due-tre incontri casuali, e va bene che stiamo parlando di Cupidi e Cinici, ma far sviluppare le cose con più calma non sarebbe stato male. Inoltre, mi è sembrato che molti punti della trama vengano lasciati oscuri, ci sono indizi che non vengono spiegati appieno.
L'aspetto che mi ha lasciato più insoddisfatta da questo punto di vista è il finale. Perché non è davvero un finale...sembra una storia troncata, come se mancasse un capitolo. Non è nemmeno il classico "the end" che lascia aperte possibilità per un seguito (che comunque ci sono), è proprio un taglio netto, senza una frase significativa a conlcudere la vicenda, senza che si sia davvero arrivati al punto della storia in cui chiudere il racconto. E' vero, qualcosa di importante succede, ma forse si poteva lavorare di più sulle ultime righe per renderle più dense e significative...così come la storia viene fatta terminare, mi è rimasta la sensazione di qualcosa di incompiuto e incompleto. Quando ho voltato l'ultima pagina e non ho trovato un nuovo capitolo, ne sono rimasta davvero sorpresa.

Due altre cose mi hanno disturbata durante la lettura: la storia viene raccontanta dal punto di vista di Leo e da quello di Luna, a capitoli alternati, ma questo non viene segnalato, e all'inizio mi sono un po' confusa perché non riuscivo a capire subito chi stesse parlando. Consiglio all'autore, per i prossimi lavori, di indicare, magari a inizio capitolo, chi sia la voce narrante.
Veniamo ora all'aspetto che più ho trovato pesante: ossia lo stile. E' uno stile che in parecchi punti stona: vorrebbe essere alto e curato, ma la scelta di molte parole è discutibile e il risultato non è dei migliori. Rende troppo evidente lo sforzo dell'autore e fa sembrare la scrittura artificiosa e non spontanea.  Senza contare che a volte le parole scelte non sono adatte al contesto, vengono usate con un significato che non è il loro, neanche se andiamo a vedere possibili sensi figurati; altra cosa, difficilmente, davvero difficilmente degli adolescenti parlerebbero e si esprimerebbero con discorsi così altisonanti e una scelta così ricercata delle parole. Non lo farebbero con una persona appena conosciuta, figuriamoci nei loro stessi pensieri (dove dubito che chiccessia si soffermerebbe a scegliere le parole più eleganti). Risultato: personaggi poco spontanei e attuali, poco verosimili.
Riporto alcuni esempi, giusto per darvi un'idea:

"L'alto volume della musica sembra disturbare i miei vicini di posto. Lo denoto dai loro sguardi..."
"Non ottengo nessuna replica e non comprendo con precisione la derivazione del suo astio."
" 'Non lo trovi un po' inconsueto?' esprime con fare che perseguita ad essere poco conciliante."
"Mi resta l'amaro in bocca per non poter protrarre la conversazione e per non comprenderne il motivo.
Il quesito sulla natura della sua reticenza prosegue a ronzarmi in mente. Anche se non mi turba molto a dire il vero. Non mi ha fatto piacere essere trattato in malo modo, senza apparente giustificazione, ma la situazione creatasi non merita ulteriori patemi d'animo. Abbozzo un nuovo sorriso, avendo ristabilito l'equilibrio interno, che rivolgo ai signori, più intimoriti di me dall'idiosincrasia della ragazza, ora incollatasi al vetro".
E tante altre frasi sulla stessa onda, che ho salvato nelle note del Kindle ma che per ovvie ragioni non posso trascrivere

Con uno stile così, la trama può essere avvicente quanti sia vuole, ma alla lunga la lettura diventa lenta e pesante, controbilanciata solo dalla curiosità di sapere quale sorte toccherà ai nostri protagonisti. Sembra più lo stile per un saggio che per un romanzo per ragazzi, per una storia che dovrebbe essere leggera e regalare qualche ora di evasione. 
Il consiglio che do all'autore, per i suoi prossimi libri, è quello -paradossalmente - di sforzarsi di meno: cercare di essere più spontaneo e naturale possibile - non so se questo sia effettivamente il suo modo di scrivere, ma io l'ho percepito molto forzato - senza andare alla ricerca perenne delle espressioni più altisonanti. Lasciar semplicemente scorrere la penna, o le dita sulla tastiera, cercando di seguire nella propria mente che cosa i personaggi fanno e dicono, e pensando solo in un secondo momento a rendere il tutto in modo elegante. La vera eleganza è quella che non si fa sentire, che si apprezza senza chiedersi quante volte è stato usato un dizionario o quanto a lungo una certa frase è stata meditata. E un altro piccolo consiglio è quello di evitare battute di soli punti di domanda, del tipo "???", che ricorrono qualche volta...non è un qualcosa che si dovrebbe trovare in un libro stampato in generale.

E' evidente che si tratta di un autore ancora alle prime armi. La materia c'è, ma ancora a livello grezzo. Le idee anche, anche se sembra che a un certo punto si siano bruscamente interrotte. Ora bisogna solo affinare la tecnica!



giovedì 19 maggio 2016

Segnalazioni multiple!

Reduce da una bella grandinata che ho schivato per un pelo, e in attesa che il tempo si stabilizzi per andare a fare un'indispensabile spesa (mentre scrivo sto mangiando muesli dal sacchetto, perché è l'unica cosa dolce che c'è in casa e io sono in astinenza da cioccolata e dolci in generale), vi lascio due interessanti segnalazioni!






TITOLO: Gli occhi del lupo
AUTORE: Federica Amalfitano
CASA EDITRICE:Aletti Editore
PAGINE:cartaceo 244, ebook 215
GENERE:Urban Fantasy (YA)
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2016





La vita a Florence è sempre stata monotona e priva di qualsiasi attrattiva finché, un giorno, il bosco che caratterizza la città si popola di un branco di lupi. Ellen Smith, timida ragazza diciassettenne, si troverà catapultata in un mondo che mai avrebbe potuto pensare esistesse davvero: quello dei licantropi. E quel ragazzo misterioso arrivato a scuola improvvisamente chi è in realtà? Le storie dei due giovani si incroceranno molto presto e, il legame protettivo che li unirà, si intensificherà giorno dopo giorno.
Il capo Alpha del clan, i Wolfers (Gran Consiglio dei licantropi) e i Verdana, faranno di tutto per distruggere il loro rapporto di amicizia.

Riusciranno i ragazzi a restare uniti nonostante le avversità?


Nata ad Ischia in provincia di Napoli nel 1986, si Laurea in Scienze Biotecnologiche per la Salute all’Università degli Studi di Napoli “Federico II” e lavora in laboratorio. Ha sempre avuto una passione smodata per i libri, ma quella per il genere Fantasy nasce grazie al “Signore degli Anelli” di Tolkien e il primo libro di Cristopher Paolini “Eragon”. L’idea di scrivere un romanzo sui licantropi avviene durante gli anni universitari quando aveva bisogno di staccarsi per un po’ dal suo dovere di studentessa di Biotecnologie – pendolare tra Ischia-Napoli – e dedicare un paio d’ore a se stessa. L’ispirazione avviene con la lettura di “Shiver” di Maggie Stiefvater e la saga degli “Shadowhunters” di Cassandra Clare.


--ESTRATTO--

«Bene. Adesso che la famiglia è riunita dobbiamo parlare», esclamò Paul accendendosi l’ennesima sigaretta della giornata. 

«Di cosa?», s’informò mia cugina Anne spalancando i suoi grandi occhi verdi e legandosi i lunghi capelli biondi con un elastico.

«Degli ACILM».

«Sono qui?», chiesi prontamente.

«No. So solo che si stanno avvicinando sempre di più. Hanno già fatto fuori centinaia dei nostri simili sulla costa occidentale e ben presto saranno qui».
Mio padre parlottò con mia madre. Dovevamo trasferirci al più presto in un luogo sicuro, secondo lui.
«Io non ho nessuna intenzione di scappare per l’ennesima volta. Preferisco affrontarli piuttosto», esclamai prima che mio padre ci ordinasse
di levare le tende al più presto.
«Non dire sciocchezze Taylor. Sai benissimo di cosa sono capaci. L’unica soluzione è allontanarci di qua il prima possibile».
Ma nemmeno Paul e i figli più grandi erano d’accordo con lui. Eravamo stufi di scappare. Un lupo mannaro non fugge di fronte al pericolo. Nemmeno quando l’Associazione Contro i Lupi Mannari decide di fargli visita.










TITOLO: La sirena meccanica
AUTORE:Giada Bafanelli
CASA EDITRICE:autopubblicato
PAGINE:136
DATA DI PUBBLICAZIONE: 3 maggio 2016





Da quel che ricorda, Nym ha sempre vissuto nelle profondità del mare, metà ragazza e metà cyborg. Ma quando la sua memoria riaffiora, inizia a farsi delle domande. L’oceano è una distesa calma e blu che conosce alla perfezione, ma cosa c’è oltre?

Quando salva un marinaio dopo il naufragio di un’aeronave, il desiderio di vivere in superficie si fa di giorno in giorno più forte. Ma il mondo al di là delle onde è cupo e spietato, e non c’è spazio per chi è diverso.



Ispirato alla favola “La sirenetta” di Hans Christian Andersen, “La sirena meccanica” unisce sentimenti e avventura.


Giada Bafanelli ha ventotto anni e le sue più grandi passioni sono sempre state la musica e la narrativa, specialmente di genere fantasy. Oltre a “La sirena meccanica” ha pubblicato il racconto urban fantasy “Alone. Il solitario”, il romanzo fantasy ispirato alla mitologia norrena “La figlia della vendetta” e il romance contemporaneo “Un altro domani”.




 

mercoledì 11 maggio 2016

"Maledettamente" di Adriana Pitacco

Direttamente dall'università di Pisa, laboratorio M di informatica, approfitto degli ultimi minuti di connessione al pc (prima della lezione di commento alla lettura politica della Divina Commedia) per segnalarvi questo romanzo psicologico, scaturito direttamente dalla penna di Adriana Pitacco, Maledettamente.


TITOLO : Maledettamente
AUTORE : Adriana Pitacco

CASA EDITRICE: Lettere Animate
DATA  DI  PUBBLICAZIONE: 9 settembre 2015
GENERE: romanzo psicologico

 

E’ una voce narrante solitaria quella che decide di raccontare all’eterna compagna che la sta attendendo, la morte, il racconto di Sergio l’unico uomo che riuscì ad amare in grado di farle scoprire le  piramidi dell’esistenza.
E’ la voce di Sandra, malata terminale di cancro, che trasforma gli ultimi giorni che le rimangono da vivere in un fertile racconto che la condurrà al profondo compimento della sua esistenza.
In un’anonima stanza d’ospedale, dopo le inutili visite di amici logorati dall’implacabile scorrere del tempo, prende forma l’affresco della memoria dal momento in cui Sergio, brillante medico psichiatra, decide di lasciare l’Italia per un importante incarico nella prestigiosa clinica di Losanna. Sergio intuisce sin da subito che da quel momento avrebbe dovuto scontrarsi con una degenerata impostazione della psichiatria secondo la quale il compito prioritario del medico consiste nel contenere e annullare il paziente, nell’abolire qualsiasi suo desiderio.
Folgorato dall’urlo lacerante di uomini e donne Sergio percepisce il crescendo del loro dolore mentre la loro lontana quotidianità sta sprofondando in una voragine senza respiro.
Con l’avanzare dei giorni il giovane psichiatra riesce a confutare ogni idea di questa forviante e idolatrata psichiatria sicuro di poter riportare uomini e donne, finora abbandonati con le loro sofferenze, a una ritrovata vita quotidiana.
Non più quindi una psichiatria del controllo sulla delirante Giovanna, sulla bulimica Margherita, su Charlotte attanagliata dal morso della coscienza per un forte desiderio di incesto, ma un profondo dialogo per comprendere le loro storie, la loro necessità impellente di riprendere le parole per troppo tempo soffocate.
S’inoltra quindi nell’inquieta vegetazione dei loro pensieri, nei loro ricordi chiusi in un profondo oblio, nei loro isterici movimenti, in quel pianto fagocitato dalla tortura di qualche elettroshock d’ultima generazione, mettendo così in discussione le usuali e violente pratiche psichiatriche.
Solo quando Sandra giunge  alla fine del racconto comprende di aver scoperto il fulcro dell’esistenza umana ed è attraverso la sua coraggiosa voce narrante che saluta la vita con un profondo richiamo al valore inestimabile della diversità e alla straordinaria forza della libertà.


AMBIENTE : il racconto attraverso il montaggio parallelo e la tecnica del flash back si svolge in un’anonima stanza di degenza riservata ad ospitare gli ultimi giorni di Sandra, malata terminale di cancro, e nella clinica psichiatrica di Losanna.

TEMPO : l’intento narrativo è quello di condurre il lettore, attraverso il vissuto dei vari personaggi, al mondo disincantato della follia. Il tempo narrato in “Maledettamente” può essere definito come un tempo interiore vissuto da ogni singolo personaggio e quindi il “tempo della coscienza”.
Per quanto riguarda la datazione  l’autrice non fornisce alcuna precisazione perché le vicende narrate, pur prendendo spunto da alcune pratiche in uso, sono frutto della sua immaginazione.

PERSONAGGI : il personaggio che funge da voce narrante è Sandra.
Questa donna, sebbene il cancro la sta bramosamente sradicando dalla vita, decide nei pochi giorni che le rimangono di non lasciarsi andare apaticamente alle sorti del destino, ma di rendere omaggio alla vita con una sincera e impietosa testimonianza d’amore e di libertà.
Il carattere di Sandra viene evidenziato attraverso le sue riflessioni.
E’ un personaggio, una voce narrante, che si libra dalle pareti di un’anonima stanza d’ospedale e che guida il lettore a conoscere le vicende di un giovane psichiatra intento a sfidare una  violenta psichiatria.
Dalle situazioni narrate il lettore può dedurre l’età anagrafica di Sandra.
L’autrice focalizza la descrizione fisica di Sandra puntando su alcuni elementi descrittivi che evidenziano la sua malattia.
 Altro personaggio su cui si snoda il romanzo è Sergio, brillante medico psichiatra, che accetta un incarico alla prestigiosa clinica psichiatrica di Losanna.
Arrivato nella clinica questo giovane medico si scontrerà con determinazione contro gli abusi perpetuati da una degenerata psichiatria, denunciando i soprusi e le violenze messe in atto dalle usuali pratiche psichiatriche.
Attraverso il dialogo con i pazienti, non vedendoli come malati da schedare e da sedare, egli rivendica il diritto di ogni paziente di essere aiutato a superare la sua crisi esistenziale e di essere guidato a recuperare la sua vita quotidiana.